Speranza ha due bellissimi figli: Sdegno (per quanto accade) e Coraggio (per cambiarlo)

LIBRI

Grande successo dell’ultimo volume: “Un insegnante quasi perfetto”. Ascoltare la relazione per crescere insieme, Franco Angeli

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Quale via d’uscita per l’insegnante di fronte alle tante impasse con l’allievo, la classe, i genitori, l’istituzione? Un bivio: incontrare quegli sguardi o guardare la parete di fondo dell’aula? Il rapporto con l’allievo è affettivo, prima che intellettivo: perché il lavoro porti frutto occorre tener presente ciò che si agita nella mente propria e dell’altro. Siamo frutto di relazioni, in cui la comunicazione può essere disturbata, per il fatto che vediamo le cose non per come sono, ma per come siamo; solo attraverso una relazione trasformativa le problematiche del conflitto educativo possono essere affrontate e risolte. Le emozioni sono le artefici, le guide e le organizzatrici interne delle nostre menti, senza di esse i pensieri e le azioni non possono strutturarsi né realizzarsi: l’apprendimento del cibo-materia può comportare un dolore mentale rimosso, che andrà elaborato insieme ai processi sottesi (transfert, collusioni, meccanismi di difesa); gli allievi mangiano ciò che i docenti hanno digerito.

Occorre condividere le storie dei “casi” problematici, per ascoltarci nella relazione; potremo così arrivare a una nuova, sinfonica visione, per percepire, attraverso il prisma del gruppo, tutte le frequenze d’onda dei messaggi inconsci che compongono i rapporti umani; uno spazio per pensare i pensieri e gli affetti, togliere gli scheletri dall’armadio, integrare le zone d’ombra, intuire nuovi significati e collegamenti. Conosciuto se stesso, l’insegnante potrà contribuire a “metabolizzare” quei contenuti mentali che hanno creato smarrimento e blocco negli allievi (o in sé stesso, per burnout). Un percorso in cui si comprende perché si è cambiati nel dialogo con se stessi e l’altro, riprendendo il proprio giusto posto nel sociale.

Educare è cosa di cuore: non esistono ricette preconfezionate, ma occorre, soprattutto per i BES, camminare nelle scarpe dell’altro per interventi su misura. Gli insegnanti si ritrovano allievi ammalati del “troppo pieno”, annoiati e anestetizzati. Alcune madri sembrano incapaci di alfabetizzare alle emozioni, offrendo rispecchiamento e stabilità, mentre alcuni padri appaiono incapaci di conferire riconoscimento e d’indicare strade, aprendo all’autonomia. Rimane l’insegnante: a “servire il pranzo” con sim-patia, a seminare il campo con autorevolezza, a divenire quel nuovo eroe atteso dagli allievi, in grado di provocarli a progettarsi, a essere in piedi pronti all’ azione, riaccendendo Desiderio e Speranza.

In attesa del padre. Psicodinamica della funzione paterna

“Chi è il padre?”. Cerchiamo la risposta in un viaggio volto alla ricostruzione dell’imago paterna: insostituibile fattore di crescita della personalità.

Oggi è in crisi l’istanza paterna, come arbitro che dirime le questioni, in modo da garantire a ciascuno il diritto ad esistere secondo il vero-Sé; nell’epoca post-moderna i membri della “società liquida” sono  più che mai in attesa del “paterno” che attivi processi creativi e fecondi. Tale personaggio non è solo il padre della realtà, ma ciascun educatore che, in quanto tale, può configurarsi come l’autore della legge che regola e contiene, il modello al quale potersi identificarsi, il mallevadore che permette la felicità futura, dando il diritto a prender Parola, a divenire soggetto. Padre è colui che ri-conosce il figlio: così conferendogli la propria personalità, con una parola che è insieme norma, vincolo di parentela spirituale e promessa.

Nel volume vengono seguite le varie tappe del processo evolutivo, dal concepimento fino all’età adulta, con particolare attenzione al rapporto con il figlio omosessuale, alle condotte alimentari, alle dipendenze e all’uso del virtuale.

Il “Nome-del-Padre” non da la soluzione, ma la libertà di andare per il mondo in ri-cerca di se stessi.

L’insegnante sufficientemente buono

Il gioco di relazioni che si stabilisce tra insegnante, allievo e l’istituzione scolastica ha soltanto una crosta di razionalità, in cui la comunicazione è chiara ed esplicita a entrambi; sotto scorre un fiume di messaggi in gran parte inconsapevoli. Queste interferenze, rumori di fondo dell’inconscio, se non ben riconosciuti e gestiti, possono causare il fallimento della relazione educativa. Ma se riconosciuti e canalizzati, diventano la maggiore risorsa prospettica per un apprendimento fecondo e creativo. Nella trasmissione del sapere ciò che conta è, di fatto, l’interazione emotivo-affettiva tra la persona dell’insegnante e l’allievo e tra i singoli individui, il gruppo-classe, dotato di una propria sorta di “mente inconscia” e l’istituzione scuola.

Parafrasando, nel titolo, la famosissima espressione con la quale Winnicott definisce la madre, il volume riflette sui requisiti minimi che deve possedere un insegnante per poter garantire una relazione educativa adeguata. “L’insegnante sufficientemente buono” per un’altrettanto buona istruzione.

Disponibile in tutte le librerie e, on line, anche su:

http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/catalogo/searchresults.html?prkw=filippo+pergola&srch=1&Cerca.x=23&Cerca.y=12&cat1=1&prm=

Alla ricerca delle in-formazione perdute. L’inespresso transgenerazionale come vincolo alla crescita

Scheda_dettagli_volume

Le trasmissioni transgenerazionali sono in genere legate a segreti, lutti e traumi irrisolti (orrori di guerra, vendette, odi, rivalità, incesti), cose taciute, nascoste, talvolta proibite anche al pensiero, che attraversano le generazioni, senza essere né pensate, né elaborate e per questo manifeste in una malattia psichica e/o fisica, nel “linguaggio del corpo”, in atti mancati, coazioni a ripetere, “disgrazie” e difficoltà.

Ciascuno di noi è diviso tra la necessità di essere autenticamente se stesso e di dover essere anello di una catena a cui è assoggettato senza la partecipazione della propria volontà. Occorre riappropriarsi di quanto ci viene trasmesso inconsciamente, “storie” che non appartengono alla vita del soggetto, ma che si rivelano come organizzatrici della vita psichica individuale, spesso determinandone l’esistenza.

Attraverso il dar parola e visibilità ai segreti di famiglia, ai traumi vissuti dai nostri antenati, al transpersonale, ossia ai contenuti inespressi, potremo iniziare a sciogliere i legami e divenire noi stessi, riconquistando la libertà di esistere secondo il nostro “Sé” autentico, svincolati dalla ripetizione di copioni incistati nella nostra matrice identitaria, slegati dalla ragnatela tessuta di generazione in generazione; capendo ciò che accade, potremo vivere la “nostra” vita e non quella dei nostri genitori, nonni, antenati.

Nel volume sono presenti contributi anche di accademici di fama internazionale quali L. Cancrini (Uni. La Sapienza), A.M. Disanto (Uni. Tor Vergata), G. Loverso (Uni. Palermo), D. Meghnagi (Uni. Roma Tre), R. Menarini (Uni. Lumsa), C. Pontalti (Uni. Cattolica).

Adolescenti di-speranti. Bugiardino ad uso di genitori, insegnanti e…puer

Pubblicazione prevista con la Franco Angeli per luglio 2014

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